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Fondo garanzia Pmi: passo avanti per terzo settore ed economia sociale

FTS: “Bene l’estensione del Fondo agli enti del terzo settore”. Uisp: “Riconoscimento importante. Ora servono strumenti e risorse adeguati”

 

L’estensione del Fondo di garanzia per le Pmi anche agli enti del terzo settore che non svolgono attività commerciale (non iscritti al REA) rappresenta un passo importante per favorire l’accesso al credito delle organizzazioni non profit.

“È una buona notizia, che va nella direzione di favorire lo sviluppo sociale e territoriale, sostenendo le attività delle associazioni e del volontariato”, dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore. “Per gran parte delle organizzazioni la difficoltà nell’accesso al credito è uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle loro attività. Poter contare su una garanzia pubblica ha quindi un’importanza strategica per il Terzo settore ed è in sintonia con quanto previsto dal Piano europeo e dal Piano nazionale sull’economia sociale”.

Il Forum, che da tempo chiedeva di rendere strutturale questa possibilità, sottolinea ora la necessità di elevare il tetto di 60mila euro per le singole operazioni ammesse a garanzia e di incrementare la dotazione complessiva del Fondo, attualmente pari a 10 milioni di euro. Una necessità resa ancora più evidente dalla riduzione dei prestiti bancari al non profit registrata negli ultimi anni.

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Sulla misura interviene anche Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp: “È un risultato importante, che accoglie una richiesta che portavamo avanti da tempo attraverso le rappresentanze del Forum Terzo Settore. Facilitare l’accesso al credito significa mettere tante organizzazioni nelle condizioni di investire, innovare e costruire progettualità di lungo periodo, rafforzando la loro capacità di rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità”.

“Ma c’è anche un significato più ampio. Anche in questa occasione sottolineo come si debba superare definitivamente una visione del terzo settore come soggetto chiamato soltanto a intervenire sulle fragilità o a colmare gli spazi lasciati scoperti dal pubblico e dal mercato. Il terzo settore è parte dell’economia del Paese: produce occupazione, relazioni, coesione, benessere e valore sociale nei territori”.

“Per questo – prosegue Pesce – condividiamo la necessità di aumentare il limite dei 60mila euro e di rafforzare la dotazione del Fondo. Se vogliamo sostenere davvero l’economia sociale, al suo riconoscimento devono corrispondere strumenti strutturali, risorse adeguate e politiche pubbliche capaci di accompagnarne lo sviluppo”.

“Anche lo sport sociale, con la sua grande rete di associazioni e società sportive radicate nelle comunità, è pienamente parte di questa economia. Come Uisp vogliamo continuare a contribuire a rafforzare un modello di sviluppo nel quale valore economico e valore sociale procedano insieme, capace di generare opportunità, partecipazione, benessere e coesione nelle comunità e di mettere davvero al centro le persone e i loro diritti”.